Persone che vivono fino a 130 anni. Donne fertili a 90. Niente cancro, niente malattie cardiache, niente ospedali. Il segreto? Albicocche secche, lunghi digiuni e acqua dei ghiacciai.
Questo è quello che si legge online sul popolo Hunza, una tribù che vive ai piedi dell’Himalaya, in Pakistan. Noi di Progetto Happiness volevamo scoprire se fosse vero. Così siamo partiti per la Valle Hunza, pronti a incontrare l’uomo più anziano della tribù e fargli una domanda semplice: qual è il vero segreto della vostra longevità?
La risposta ci ha sorpreso. E ci ha insegnato qualcosa di più importante.
Chi sono gli Hunza: il popolo più longevo del Mondo
Gli Hunza (o Hunzakut) sono una popolazione di circa 10.000 persone che vive nella valle omonima, nel nord del Pakistan, a un’altitudine di circa 2.500 metri. Parlano il burushaski, una lingua che non sembra imparentata con nessun’altra al mondo. Sono musulmani ismailiti, ma non manifestano la loro fede con rituali esterni: la preghiera è vissuta intimamente.
Per decenni, questa popolazione ha attirato l’attenzione di medici e ricercatori. Negli anni ’60 e ’70, i report parlavano di persone che raggiungevano i 150 anni, di donne che partorivano a 65, di un popolo che “ignorava la malattia”. La loro dieta a base di cereali integrali, frutta (soprattutto albicocche), verdure e pochissima carne, unita al digiuno forzato dei mesi invernali e all’acqua alcalina dei ghiacciai, sembrava la formula magica della longevità.
Ma è davvero così?
Il Viaggio nella Valle Hunza
Per raggiungere la Valle Hunza da Islamabad servono 15 ore di autobus. Noi abbiamo avuto l’onore di viaggiare con Hussman, un autista che guida come se fosse in “Fast & Furious”. Nessun freno, nessun battito di ciglia. All’alba, per celebrare la nostra amicizia appena nata, ha deciso di farci provare una gara di rally sulla Karakorum Highway, la strada asfaltata più alta del mondo.
“Forse questo è stato il viaggio più difficile della mia vita”, abbiamo pensato. “Abbiamo visto la morte in faccia almeno quattro volte.”
Ma una volta arrivati, il panorama della catena dell’Himalaya ci ha ripagato di tutto. Vette che superano i 6.000 metri, villaggi aggrappati alle montagne, un silenzio che non conoscevamo.
Darwesh: l’uomo più anziano della valle
Nel villaggio più antico della valle vive Darwesh, considerato l’uomo più anziano della tribù. Eravamo certi di incontrare un centenario, forse qualcuno che avesse vissuto 120 o 130 anni. La realtà è stata diversa.
“Quanti anni hai?”, abbiamo chiesto.
“91.”
Nessuno di 130 anni. Nessuno di 120. Darwesh stesso ci ha confermato di non aver mai incontrato nessuno oltre i 100 anni in tutta la sua vita. La longevità estrema degli Hunza è, di fatto, una leggenda.
Ma la parte più interessante doveva ancora arrivare.
Quando gli abbiamo chiesto il segreto della sua lunga vita, Darwesh non ha parlato di albicocche o acqua dei ghiacciai.
Ha parlato di qualcos’altro: “Tempo fa non avevamo molto da mangiare a Hunza, ma invece avevamo molta felicità e amore. Eravamo felici perché vivevamo tutti insieme, avevamo molti eventi sociali in cui ci radunavamo. È per questo che abbiamo vissuto più a lungo. Non grazie al cibo, ma grazie alla felicità.”
E quando gli abbiamo chiesto se avesse rimpianti:
“Ho visto tutto ciò che desideravo nella mia vita e non mi pento di nulla. Fa parte della vita: felicità e tristezza. Sono molto grato per la mia vita.”
Il mondo moderno e la fine di un mito
Prima di ripartire, siamo saliti al forte storico sulla montagna per incontrare Ejaz, il principale esperto della cultura Hunza. Volevamo capire se la leggenda avesse almeno un fondo di verità.
La risposta è stata “mezzo vero”. In passato, gli Hunza vivevano effettivamente a lungo e in salute. Ma oggi qualcosa è cambiato.
“Con l’arrivo del mondo moderno, abbiamo iniziato a ricevere alimenti processati e fertilizzanti chimici. Questo sta creando molte malattie, come il cancro. Le persone non sono impegnate a evitarlo. Stanno sviluppando più missili, aerei più grandi, bombardieri più grandi. Solo per uccidere gli umani.”
Il segreto degli Hunza non era la dieta. Era l’isolamento dal mondo moderno. E quel segreto sta svanendo.
Tre lezioni sulla felicità
La felicità fa vivere più a lungo del cibo
Darwesh non ci ha parlato di superalimenti o diete miracolose. Ci ha parlato di comunità, di eventi sociali, di vivere insieme. La solitudine uccide più dello zucchero. La connessione umana è il vero elisir di lunga vita.
Ogni esperienza, anche la delusione, insegna qualcosa
Siamo partiti sognando di incontrare un uomo di 130 anni. Abbiamo scoperto che era solo una leggenda. All’inizio eravamo frustrati. Poi abbiamo capito: dietro ogni aspettativa infranta c’è una lezione che ci avvicina alla felicità. Il viaggio non è mai sprecato.
Il progresso non è sempre progresso
Gli Hunza vivevano più a lungo quando erano isolati. Oggi, con l’arrivo di cibi processati e fertilizzanti chimici, si ammalano come tutti gli altri. A volte tornare indietro è andare avanti.
Riflessione Finale
Siamo partiti per rompere un mito e ci siamo riusciti. La longevità estrema degli Hunza è una leggenda, alimentata dall’assenza di documenti anagrafici e dall’immaginazione degli esploratori del secolo scorso.
Ma abbiamo scoperto qualcosa di più prezioso.
Abbiamo scoperto un paradiso naturale ai piedi dell’Himalaya. Abbiamo incontrato Darwesh, un uomo che a 91 anni non ha rimpianti. Abbiamo capito che la felicità, quella vera, non si trova in una dieta o in un integratore. Si trova nella comunità, nella gratitudine, nel vivere insieme. E questo, forse, è il vero segreto della longevità.
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