RASTAFARIANESIMO: la religione che venera la pianta della conoscenza
Dreadlocks, ganja, bandiere verde-giallo-rosso. Quando pensiamo ai Rasta, le immagini che ci vengono in mente sono sempre le stesse. Ma questa è solo la superficie di un movimento che ispira milioni di persone in tutto il mondo.
Noi di Progetto Happiness siamo andati alla radice, letteralmente in Giamaica, per scoprire cosa significa davvero essere Rastafariani. E quello che abbiamo trovato va ben oltre ogni stereotipo.
Cos’è il Rastafarianesimo
Il Rastafarianesimo è un movimento spirituale nato negli anni ’30 in Giamaica, quando la maggior parte della popolazione discendeva dagli schiavi africani deportati per lavorare nelle piantagioni. Senza terra, senza diritti, senza identità, gli afro-giamaicani cercavano un senso di appartenenza.
La scintilla arrivò da Marcus Garvey, un attivista che predicava l’orgoglio africano e il ritorno alla madrepatria. “Guardate verso l’Africa,” diceva, “perché presto un re nero sarà incoronato.”
Nel 1930 la profezia si avverò: in Etiopia, Ras Tafari Makonnen venne incoronato imperatore con il nome di Haile Selassie I. Per i primi Rastafariani, divenne “Jah”, Dio incarnato. E l’Etiopia divenne la Terra Promessa.
Fuggire da Babilonia
C’è una parola che i Rasta usano continuamente: Babilonia. Non indica solo un luogo, ma un’idea: il sistema occidentale, il materialismo, la superficialità, tutto ciò che allontana l’uomo dalla sua essenza.
“Per un Rasta, Babilonia significa tutto quello che è sbagliato,” ci ha spiegato un anziano della comunità. “Lo stile di vita sbagliato, le azioni sbagliate, il modo di vivere sbagliato. Qualsiasi cosa negativa. Se fai cose sbagliate, che tu sia nero o bianco, è Babilonia.“
I Rastafariani rifiutano Babilonia e aspirano a una vita semplice nella natura. Per questo molti di loro si rifugiano nelle colline, lontano dalle distrazioni della città. Ed è lì che siamo andati.
Sulle montagne: la comunità nascosta
Abbiamo trovato un giovane Rasta che ha accettato di accompagnarci nella sua comunità, nascosta tra le montagne. Qui uomini e donne vivono a stretto contatto con la terra, coltivano il cibo che mangiano, usano la ganja per meditare e seguono il ritmo della natura, non quello imposto dalla società.
Una coppia ci ha accolti nella loro casa per spiegarci il ruolo della pianta sacra.
“L’erba sviluppa la mente a pensare con saggezza al Creatore,” ci ha detto la donna. “Non è una droga. È un ponte tra il corpo e lo spirito.”
E il leader della comunità ci ha regalato la risposta che cercavamo.
“Cos’è Zion?” gli abbiamo chiesto.
“Zion è un posto di gioia e felicità. Niente dolori. Solo canti, lodi e gratitudine. Ma lo viviamo anche nei nostri cieli interiori. Quel luogo, Zion, può essere proprio qui dentro. Ti connetti con quella libertà e crei il tuo spazio interiore. Una pace interiore. Una felicità interiore. Un uomo libero dentro di sé.”
E l’erba aiuta a trovare questa pace?
“L’erba rende le cose un po’ più luminose. Ti sembra tutto molto più chiaro e facile quando usi della buona erba.”
Tre lezioni sulla felicità dal Rastafarianesimo
- La felicità è dentro, non fuori
Per i Rasta, Zion non è solo l’Africa o l’Etiopia. È uno stato interiore. La felicità non è qualcosa che puoi possedere, ma qualcosa che puoi sentire, se smetti abbastanza a lungo di cercarla nei posti sbagliati.
- Sei ciò che assorbi
“Non è solo cibo, ma anche ciò che guardiamo, ascoltiamo, viviamo,” ci hanno spiegato. “Ogni cosa a cui ci esponiamo ha un effetto su di noi.” Per questo seguono la dieta Ital, tutto ciò che è vivo e puro, e scelgono con cura cosa far entrare nella loro vita.
- Il ritorno alla natura è il ritorno a se stessi
“Spazi incontaminati, fiumi, foreste, montagne… È lì che ci riconnettiamo con noi stessi.” I dreadlocks stessi sono simbolo di questa connessione: “Sono le nostre antenne per sintonizzarci con la natura e con gli altri.”
Guardando questi uomini e queste donne immersi nella loro pace, viene da chiedersi: chi è davvero libero? Chi vive nel mondo moderno, sempre più veloce e ansioso? O loro, che hanno scelto di rallentare e ritrovare ciò che conta davvero?
Forse la risposta sta proprio in quello che ci ha detto il leader della comunità: la felicità è semplicità. È il non aver bisogno di accumulare, competere, dimostrare. È svegliarsi con il sole, sapere che la terra ti darà ciò di cui hai bisogno.
È solo quando smetti di cercare la felicità nei posti sbagliati che, finalmente, la trovi.
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