BDSM: dentro il mondo segreto del piacere
Abbiamo tutti dei segreti che custodiamo gelosamente. Desideri, fantasie, pulsioni che abbiamo imparato a definire “proibite”, come se esistesse un confine invisibile tra ciò che è accettabile e ciò che deve restare nascosto.
Ma cosa succederebbe se scoprissi che quei pensieri non sono solo tuoi? Se ti dicessimo che sono condivisi da milioni di persone nel mondo?
Noi di Progetto Happiness siamo entrati nell’universo del BDSM a San Francisco, la sua capitale mondiale, per capire cosa si nasconde davvero dietro pratiche che dall’esterno possono sembrare estreme, ma che per molti rappresentano l’unico spazio in cui sentirsi finalmente liberi.
Cos’è il BDSM: oltre gli stereotipi
BDSM è un acronimo che racchiude quattro pratiche distinte: Bondage (immobilizzazione del corpo), Dominazione e Sottomissione (il gioco del potere tra un padrone e uno schiavo), Sadismo e Masochismo (il piacere di dare o ricevere dolore controllato). Tutte si fondano su un principio non negoziabile: il consenso pieno e una parola di sicurezza che può interrompere tutto in qualsiasi momento.
In Italia si stima che un adulto su sei abbia fantasie legate al BDSM e uno su dieci le abbia praticate almeno una volta. Studi recenti hanno dimostrato che chi pratica BDSM non presenta maggiore disagio psicologico rispetto alla popolazione generale; anzi, spesso mostra livelli di benessere superiori e uno stile di attaccamento più sicuro nelle relazioni.
Ma i numeri non spiegano il perché. Per quello, bisogna entrare.
Perché le persone praticano BDSM? Dentro il dungeon
La nostra immersione ci ha portati in luoghi segreti chiamati “dungeon”, vere e proprie case della tortura dove i clienti pagano per farsi trattare come schiavi e si affidano a padrone esperte che rendono reali le loro fantasie.
Angel, dominatrice professionista, ci ha accolti nel suo spazio: croci di Sant’Andrea, gabbie, strumenti di ogni tipo. “La cosa che mi fa più sorridere,” ci ha detto, “è che molti di loro vogliono proprio essere guardati. Essere visti mentre si trasformano in ciò che fuori non possono essere.”
Le ha chiesto perché, secondo lei, le persone cercano questa esperienza.
“Molte volte le cose arrivano dall’infanzia, traumi, cicatrici emotive. E questo è un modo per trasformare il trauma in qualcosa di bello, sessuale, eccitante. Qualcosa che ti traumatizza nella vita di tutti i giorni e lo trasformi in qualcosa di erotico: è davvero incredibile. Anche la religione ha fatto sentire molte persone in colpa per i loro desideri autentici. Trasformare quella vergogna in qualcosa di liberatorio è potentissimo.”
Il paradosso del manager sottomesso
Durante il reportage abbiamo assistito a una sessione reale. Prima di iniziare, lo schiavo (un uomo con un ruolo di leadership nel mondo del lavoro) ha accettato di rispondere alle nostre domande.
“Ho un ruolo di leadership al lavoro e lo trovo molto stressante. A volte è davvero bello non essere tu ad avere il controllo. È difficile trovare modi per rilassarmi davvero e svuotarmi la testa. In un certo senso, questo mi aiuta a liberare la mente.”
Gli abbiamo chiesto quale fosse il pregiudizio più grande da sfatare.
“Penso che ci sia l’idea che chi è coinvolto in queste cose sia una persona ai margini. Ma io sono una persona normale: vado in bici, faccio jogging. È semplicemente un modo per esplorare emozioni che non puoi esplorare in altri modi.” E quando gli abbiamo chiesto cosa fosse per lui la felicità nella sottomissione, la risposta è arrivata senza esitazione: “Vivere la vita in un modo vicino a chi sei davvero dentro. Senza questo, le persone non possono essere felici.”
Colette e l’esercito di dominatrici
Dall’altro lato della città ci attendeva Colette Pervette, dominatrice da quasi vent’anni e fondatrice di una scuola per formare nuove mistress. Conta un harem di centinaia di uomini in tutto il mondo che pagano per stare ai suoi piedi.
Quando siamo arrivati, due dei suoi sottomessi più fedeli (Ben e Michael, con lei da oltre dieci anni) la stavano aiutando a prepararsi. “Sono qui per supportarmi e servirmi nella mia missione di costruire un esercito di dominatrici in tutto il mondo,” ci ha spiegato.
Abbiamo assistito alla sua masterclass: tre studentesse pronte a imparare l’arte del potere. Una di loro ci ha raccontato di avere già due sottomessi locali e di custodire le chiavi delle loro gabbie di castità. “La stanno indossando adesso,” ha confermato ridendo.
Ma è Colette a regalarci la riflessione più profonda.
“Il BDSM rende conscio l’inconscio. Tutti abbiamo qualche forma di bondage che ci trattiene dall’essere chi vogliamo essere, dire quello che vogliamo dire. Il momento in cui riesci a vedere il tuo bondage è il momento in cui capisci che hai una scelta per liberartene.”
Tre lezioni sulla felicità dal mondo BDSM
- Cedere il controllo per ritrovare se stessi
Il manager che comanda centinaia di persone trova pace nell’eseguire ordini. La giovane donna cresciuta per essere obbediente scopre il piacere di dominare. Nel BDSM i ruoli si invertono, e proprio in quell’inversione molti trovano una parte di sé che nella vita quotidiana non ha spazio per esistere.
- La vergogna trasformata in gioco
“La vergogna ha un ruolo enorme nel BDSM,” ci ha detto Angel. “Per me è un parco giochi. In questa dualità puoi davvero liberarti di quella vergogna consegnandola a me. E io la trasformo in qualcosa di piacevole.” Ciò che fuori fa male, dentro il dungeon diventa materia da esplorare.
- La libertà di essere senza maschere
Quando abbiamo chiesto a Colette cosa fosse la felicità, la risposta è stata immediata: “Per me la felicità è libertà. Libertà di essere chi vuoi essere, senza giudizio. Nel BDSM puoi fare pratica nell’imparare a lasciare andare, a non giudicare. E semplicemente permetterti di provare tutte le emozioni.”
Ogni giorno indossiamo una maschera. C’è chi fa il leader, chi il buono, chi l’invincibile. È il teatro del quotidiano: sorridi e tieni insieme i pezzi.
Poi a volte qualcuno trova il coraggio di scendere dal palco, uscire dal personaggio e guardarsi dentro senza pubblico. Entrare nel mondo del BDSM significa attraversare una linea invisibile, oltre la quale non si giudica più, si esplora.
Non è un posto per tutti. Non è un posto che comprendiamo fino in fondo. Ma è un posto dove molti smettono di fingere. E forse la felicità, almeno per qualcuno, si nasconde proprio lì: nel momento in cui smetti di interpretare un ruolo e ti concedi di essere, senza filtri, ciò che sei davvero.