Gli Hare Krishna: setta o religione?
Li abbiamo visti tutti almeno una volta. Nelle piazze, nelle stazioni, sui mezzi pubblici. Teste rasate, tuniche arancioni, un canto ripetuto all’infinito: Hare Krishna, Hare Krishna, Krishna Krishna, Hare Hare.
Ma chi sono davvero? Perché cantano e ballano? Che religione è? E soprattutto: è una setta pericolosa o una religione autentica?
Noi di Progetto Happiness siamo andati a vivere con loro nel tempio di Vicenza, uno dei centri più importanti d’Italia, per scoprirlo. Quello che abbiamo trovato ha sfidato i nostri pregiudizi.
Chi sono gli Hare Krishna
Gli Hare Krishna sono i membri dell’ISKCON (International Society for Krishna Consciousness), un movimento religioso fondato a New York nel 1966 dal maestro spirituale indiano A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. L’ISKCON ha radici nell’induismo, in particolare nella tradizione devozionale del Bengala che risale al mistico Caitanya del XVI secolo.
I devoti venerano Krishna come Dio supremo, la “Persona infinitamente affascinante” da cui tutto deriva e a cui tutto ritorna. Il nome “Hare” significa “energia di Dio”, mentre “Krishna” indica l’essere supremo stesso. Il mantra che li rende riconoscibili (“Hare Krishna Hare Krishna, Krishna Krishna Hare Hare, Hare Rama Hare Rama, Rama Rama Hare Hare”) va ripetuto 1.728 volte al giorno, usando un rosario di 108 grani.
Oggi nel mondo ci sono circa 20.000 membri attivi. In Italia esistono nove centri ISKCON, tra cui quello di Vicenza dove abbiamo trascorso alcuni giorni.
Il nostro arrivo al tempio.
Il viaggio inizia con una scarica di adrenalina: qualcuno ci tampona e scappa. Arriviamo in ritardo, ma Caterina ci accoglie con un sorriso e un “Hare Krishna” caloroso.
Prima di entrare nella sala principale, ci avvisa: dobbiamo annunciarci. Come quando si entra in una stanza dove c’è qualcuno di importante. Perché qui, dietro le tende, ci sono le personalità più importanti: le divinità. E qui arriva il primo spiazzamento.
Le divinità che dormono, mangiano e si vestono.
Nella sala principale ci sono statue di Krishna, dipinte di blu (“il colore di una nuvola carica di pioggia”, ci spiegano) e una statua a grandezza naturale di Prabhupada, il fondatore. Al primo impatto, sembra una persona vera. Ma la cosa più sorprendente è come trattano queste statue: le svegliano ogni mattina, le vestono con abiti nuovi, le lavano una volta alla settimana, preparano loro la colazione e la cena. Di notte le mettono a dormire, con tanto di pigiamino.
“Per noi sono persone vere”, ci spiega Massimo. “Cucinare per loro è un atto d’amore. Tutto quello che abbiamo è misericordia loro.”
All’inizio è difficile da capire. Noi vediamo statue. Loro vedono divinità viventi.
Setta o Religione? La risposta dei devoti.
Prima di venire qui, abbiamo letto articoli che definivano gli Hare Krishna una “setta pericolosa”. Chiediamo spiegazioni.
“All’inizio del movimento“, ci racconta una devota, “molti giovani erano così attratti dalla coscienza di Krishna che abbandonavano studi, lavori, famiglie per unirsi al movimento. I genitori non capivano. E superficialmente etichettavano il movimento come setta.”
Roberto, ex soldato dell’esercito italiano, oggi vive nel tempio. Gli chiediamo se è felice di aver cambiato completamente vita.
“È come se avessi avuto uno zaino pesantissimo”, risponde. “Adesso l’ho posato. I miei parenti all’inizio non capivano. Poi mi hanno visto bene, determinato, una persona migliore. E hanno smesso di chiedersi perché.”
Tre lezioni sulla Felicità
La felicità non si trova nei piaceri esterni
Il Presidente del tempio ci racconta la sua storia. Prima di diventare devoto, viaggiava il mondo, provava di tutto: droghe, sesso, esperienze di ogni tipo. Eppure si sentiva sempre incompleto.
“Mi sentivo molto più frustrato prima, quando facevo tutte quelle esperienze. Adesso che non ne faccio nessuna, ho trovato un altro tipo di soddisfazione: il servizio a Dio, il servizio agli altri esseri viventi. Si tratta di sperimentare un gusto superiore.”
Vita semplice, pensiero elevato
Gli adepti non possiedono quasi nulla. Dormono in dormitori comuni (uomini e donne separati), si svegliano alle 4 del mattino, cantano, cucinano, puliscono. Non cercano stimoli esterni, non accumulano oggetti. Eppure c’è qualcosa di contagioso nella loro serenità. Il loro motto ce lo portiamo a casa: “Vita semplice, pensiero elevato.” Forse possedere meno significa sentirsi più completi.
Cercare l’amore vero significa cercare dentro
Caterina ci racconta il momento in cui tutto è cambiato per lei.
“Ho fatto una preghiera: cos’è il vero amore? Ho sentito che si è smosso qualcosa dentro. Il vero amore è l’amore verso Dio. Ami Dio con tutto il cuore, Dio ti inonda del suo amore divino. Questa per me è la felicità.”
Per Massimo la felicità è connessione: “Più siamo collegati con noi stessi, con il supremo, più siamo collegati con tutte le altre entità viventi. E più siamo felici.”
Riflessione Finale
Non possiamo dire di aver compreso appieno i dogmi degli Hare Krishna. Venerare statue come persone vive, ripetere un mantra migliaia di volte al giorno, rinunciare a piaceri che per noi sono normali: tutto questo rimane distante dalla nostra quotidianità.
Ma una cosa è certa: queste persone hanno trovato qualcosa che molti di noi cercano senza successo. Hanno smesso di rincorrere stimoli esterni. Hanno rinunciato al superfluo. E sembrano genuinamente felici.
Setta o religione? Forse la domanda giusta è un’altra: cosa ci insegna la loro scelta sulla nostra ricerca della felicità?
Vita semplice, pensiero elevato. Un indizio da portare con noi.
Ogni Venerdì, una nuova filosofia di felicità dal mondo. Iscriviti a Happy News →