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Affrontare la paura della solitudine

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affrontare paura della solitudine, valle dell'Hunza, Pakistan

Durante i primi sei mesi di viaggio molti di voi, vedendomi trascorrere molte ore da solo, mi hanno scritto se non avessi paura della solitudine.

Negli ultimi mesi tante persone sono rimaste sole nelle loro case e hanno affrontato il lockdown senza la vicinanza e l’affetto dei propri cari.

Non so se posso paragonare queste situazioni ma posso dirti che nella vita ho fatto tantissimi lunghi viaggi, il più delle volte spostandomi su dei mezzi “non convenzionali”. 

Viaggiare in modo ecosostenibile è molto importante per me e questo a volte comporta allungare il tempo degli spostamenti.

Qualche anno fa, per esempio, ho passato ben 42 ore su di un treno merci per attraversare l’India.

Eppure, anche quella volta, non mi sono mai sentito veramente solo e ora ti spiego perché.

Valle dell’Hunza: il viaggio più lungo (a oggi) di Progetto Happiness

Voglio partire da alcune riflessioni che ho scritto durante uno degli spostamenti più “scomodi” mai affrontati e che ho ritrovato qualche giorno fa tra l’infinità di pensieri e appunti che ho raccolto sul mio telefono.

“Sono di ritorno verso Islamabad, la capitale del Pakistan, dalla Valle dell’Hunza, dove ero andato a cercare la ricetta segreta per una vita longeva.

Più di 400 chilometri di strade tortuose: mi aspettano 22 ore di curve e sterrati.

Il pullman su cui sto viaggiando credo risalga agli anni cinquanta.

Dagli sbalzi non credo che qui sappiano nemmeno cosa siano le sospensioni e anche il mio stomaco ne risente.

A questo aggiungici che è un continuo frenare e ripartire per far passare grossi camion che causano vibrazioni profonde.

Poteva andare peggio?

Ovviamente… le cuffie sono scariche e non posso nemmeno ascoltare la playlist spotify di Progetto Happiness che mi accompagna ovunque.”

Dov’è il legame tra questo viaggio su mezzi sgangherati e la solitudine?

Ora condivido con te la mia riflessione.

Paura della solitudine? Cambia il punto di vista

Progetto Happiness è il mio secondo giro del mondo (del primo ne parlo sul canale Patreon) e l’esperienza maturata cinque anni fa nel mio primo viaggio tra i cinque continenti ha fatto la differenza.

Grazie ai tanti lunghi, e a volte estenuanti, spostamenti ho imparato a non avere paura della solitudine e apprezzare la compagnia di me stesso.

In un viaggio in cui non hai nulla con cui distrarti se non perderti tra l’orizzonte di paesaggi unici, dove la natura gioca ancora un ruolo dominante, all’inizio sembra che il tempo non passi mai, la noia sta per prendere il sopravvento.

Ma fermiamoci un attimo: siamo davvero sicuri di non avere nulla da fare?

Ho imparato che il nostro cervello è sempre acceso: possiamo creare nella nostra mente l’immagine di qualsiasi cosa che noi stessi decidiamo di pensare.

Pensaci bene: è un potere immenso!

Un potere che per saperlo dominare implica cambiare nel nostro mindset il significato della parola solitudine.

Per non avere paura della solitudine io ho scelto di chiamarla: “tempo passato con me stesso”.

So che non suona molto divertente (e non è nemmeno un neologismo che troverai sul dizionario tra qualche anno) ma ascoltarsi è essenziale per ottenere il massimo da noi stessi.

Per me ha funzionato sia nei lunghi spostamenti sia per portare a termine Progetto Liminis e diventare un ironman!

Spero che questo cambio di prospettiva possa essere utile anche per te!

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