Elias Canetti, La lingua Salvata. Muoversi, adattarsi e cambiare
La lingua è una delle caratteristiche che ci definisce come esseri umani. Ognuno ha la propria che declina a piacimento, in tutto il pianeta se ne contano più di duecento. Impararne di nuove ci regala chiavi per leggere il mondo e gioie inaspettate.
Elias Canetti, il protagonista della recensione di oggi, lo sapeva bene, grazie alla sua vita errabonda ne conosceva tantissime.
Nacque all’inizio del Novecento in Bulgaria e visse le grandi guerre, esperienza che lo segnò profondamente.
Le sue opere si contraddistinguono per la sensibilità e la profonda cultura, pur rimanendo raggiungibili a tutti e La lingua salvata ne è uno splendido esempio.
Si tratta di un’autobiografia originalissima in cui l’autore ripercorre la propria vita trasformandola in esperienza universale, insegnamento per le generazioni future.
Ciò che colpisce è l’utilizzo di una lingua spontanea che cresce e matura con il susseguirsi delle pagine, e noi che ne assorbiamo i pensieri e le emozioni, maturiamo insieme a lei.
Elias Canetti non ha avuto un’esistenza semplice.
Oltre al tempo storico già di per sé complesso, ha vissuto con una madre spesso scostante che amava e allo stesso tempo respingeva.
Sin dall’infanzia ha viaggiato molto.
Un incessante muoversi, adattarsi e cambiare.
E poi gli anni scolastici, i mille incontri, le nuove lingue da apprendere, la morte prematura dell’amato padre.
Al suo fianco, a proteggerlo, una costante luminosa: i libri desiderati e proibiti.
Tra le loro parole ha conosciuto la delicatezza dell’empatia e la curiosità del capire per spingersi oltre.
Nella letteratura ha scoperto le fondamenta della sua felicità, quella che non fa troppo rumore e che accompagna in silenzio.
Leggerlo è un regalo, il migliore forse, che potremmo fare a noi stessi e a chi vogliamo bene.
Elias Canetti, La lingua salvata. Uno Zoom letterario
Di seguito un passo tratto dal testo per afferrare Canetti e la sua Lingua Salvata:
“Ho passato la parte migliore della mia esistenza a mettere a nudo le debolezze dell’uomo, quale ci appare nelle civiltà storiche. Ho analizzato il potere e l’ho scomposto nei suoi elementi con la stessa spietata lucidità con cui mia madre analizzava i processi della famiglia. Ben poco del male che si può dire dell’uomo e dell’umanità io non l’ho detto. E tuttavia l’orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte”.
Buone letture!
Mi chiamo Federica, le mie origini sono sicule ma la mia vita è in continuo movimento tra la Francia e l’Italia (per studio e passione, mi sono da sempre dedicata alle lettere e all’arte).
Ho un profilo in cui consiglio e racconto libri che si chiama Maisondul.
Amo la sensibilità e la gentilezza, cammino sempre con un libro in mano e gli occhi sgranati e curiosi verso il mondo.
