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Mono no aware: l’arte di percepire la bellezza della scorrevolezza

Mono no aware, fiore in fioritura, rosa, Giappone

La lingua è un gioco che regala meraviglie. Si adatta alle geografie, creando parole che a noi appaiono distanti e difficili da tradurre, ma in grado di riuscire, per alcuni popoli, a esprimere emozioni e visioni di mondi felici.

Una di queste è mono no aware un concetto estetico, spirituale e filosofico giapponese che insegna a cogliere la bellezza intrinseca delle cose proprio perché sono destinate a cambiare, a scomparire.

Il mono no aware è infatti un invito a rallentare e a lasciarci attraversare dalla malinconia dolce che accompagna i momenti più fugaci della vita. È quella sensibilità gentile e consapevole che si prova guardando i petali che cadono, un tramonto che sfuma, due persone che si amano in procinto di andare via.

Mono no aware: etimologia

A proposito di lingua, l’espressione mono no aware è curiosa poiché composta da due termini. Mono significa “cose”, mentre aware era originariamente un’interiezione: un suono spontaneo che esprimeva meraviglia e commozione.

Dall’unione dei due elementi è nato un significato profondo e poetico: la partecipazione emotiva nei confronti delle cose, in particolare di quelle che rivelano la loro bellezza nel momento in cui iniziano a svanire. 

A sistematizzare il concetto fu lo studioso Motoori Norinaga nel XVIII secolo, durante le sue analisi del Genji Monogatari, capolavoro della letteratura giapponese dell’XI secolo. Lui colse nel romanzo l’essenza di un’estetica che univa struggimento e bellezza, quella forma di empatia verso ciò che, nel tempo, sfuma e va via. 

Cultura & curiosità felici

Il mono no aware, come anticipato, è parte integrante dell’estetica giapponese tradizionale. Oggi anche università come la Sophia University di Tokyo o la Kyoto University offrono corsi dedicati per imparare a esplorarlo e comprenderlo.

Attenzione, però, a non confonderlo con altri ideali estetici giapponesi come:

  • Wabi-sabi, la bellezza dell’imperfezione e della semplicità.
  • Yūgen, la bellezza misteriosa e velata.

Il mono no aware è un sentimento più accessibile, che nasce spontaneamente in ognuno di noi quando ci lasciamo toccare dalla fine delle cose.

Non a caso, nel cinema giapponese del Novecento, registi come Yasujirō Ozu hanno saputo trasmettere questo sentire attraverso storie intime e riti familiari. Le loro opere non raccontano eventi eclatanti, ma mettono a fuoco l’intensità di ciò che cambia lentamente.

Ecco perché una delle manifestazioni più note del mono no aware è l’hanami, la tradizione di osservare i fiori di ciliegio. È quella che, in assoluto, resta la più calzante.

Questi fiori, splendidi e fragili, sbocciano per pochi giorni a primavera, richiamando migliaia di persone nei parchi e nei giardini. Ammirare ogni petalo che cade ricorda la brevità della vita, la sua bellezza e,  sì,  anche il suo continuo divenire. 

Ma cosa c’entra con la felicità?

A prima vista, mono no aware può sembrare un concetto malinconico, quasi triste. Ma in realtà custodisce un notevole potenziale.

Accettare l’impermanenza delle cose non significa rinunciare alla gioia, bensì imparare a riconoscerla nel momento in cui si manifesta.

Alcuni benefici di questa pratica filosofica:

  • Maggiore presenza: impariamo a rallentare, a prestare attenzione all’adesso. Un gesto o uno sguardo, diventano esperienze complete non effimere.
  • Riduzione dell’ansia da controllo: comprendendo che nulla è eterno, ci alleniamo a lasciar andare aspettative rigide e  perfezionismi.
  • Profondità emotiva: aprendoci a emozioni più autentiche, accettiamo che la vita non è esibizione, ma anche dolce tristezza e nostalgia.
  • Riconnessione con la natura: la ciclicità delle stagioni, i tramonti, le fioriture diventano messaggeri di bellezza, non momenti scontati.
  • Gratitudine quotidiana: anche ciò che sembra banale – un caffè con un’amica, un pomeriggio di pioggia – può trasformarsi in un momento irripetibile.

Vi abbiamo convinti?

Adesso non resta che far cadere le maschere e lasciarsi attraversare dal mono no aware.

La felicità è proprio lì, in quel piccolo istante di fragilità.