Top

La felicità del Kintsugi: l’arte di “riparare con l’oro”

La vita di ogni essere umano è in continuo divenire, un movimento fluido che passa da stati di felicità e dolori, punti di rottura e nuovi inizi.

È innegabile – lo sappiamo fin da bambini – che sono proprio i momenti difficili quelli che ti formano e aiutano a riscoprirti.

A tal proposito esiste una filosofia giapponese che si chiama KINTSUGI che, attraverso la consapevolezza delle proprie fragilità, insegna a ritrovare la propria felicità.

La parola Kintsugi si traduce letteralmente con “riparare con l’oro”, una famosa tecnica artistica giapponese che consiste nel riparare il vasellame rotto riunendo i cocci con un collante naturale misto a metalli preziosi (dell’oro liquido).

Non si tratta di semplice arte, ma di una vera filosofia di vita: siamo, metaforicamente parlando, anche noi gli “oggetti” che possono rompersi o creparsi.

Quest’arte-terapia è un cammino per tappe che richiede pazienza ma è accessibile a tutti.

Una medicina che aiuta a trasformare le ferite in punti di forza, enfatizzandole. Perché le cicatrici sono la mappa della nostra storia, metterle in evidenza ci deve rendere orgogliosi di ciò che siamo.

 

Una curiosità sul KINTSUGI

La tecnica del Kintsugi giapponese è antichissima e risale al XV secolo, il periodo dello Shōgun Ashitaga Yoshimasa.

Si narra che lo Shōgun, rimasto deluso dalla riparazione non professionale di una delle sue tazze preferite, pregò alcuni artigiani del tempo di escogitare una soluzione che fosse esteticamente più gradevole.

Ancor oggi, per la cerimonia del tè (detta sadō) si utilizzano tazze che hanno subìto questo tipo di riparazione proprio perché vengono maggiormente apprezzate per il loro valore intrinseco e per la loro qualità e unicità estetica.

 

LE FASI DEL KINTSUGI per essere FELICI

Esistono dei momenti precisi in cui la filosofia del kintsugi può essere la soluzione per riscoprire il senso della propria (e personale) felicità. 

È un processo mentale (che si applica anche alla tecnica artistica) composto da 6 fasi legate l’un l’altra, attraverso le quali è possibile dare una svolta netta alla propria vita. 

Fase 1: lo shock

Capita spesso, quando tutto sembra che stia andando nel verso giusto, che arrivi l’imprevisto in grado di far male al cuore e scombinare i piani. È questo il momento in cui, secondo il Kintsugi, non dovete aver paura di prendervi del tempo e non nascondere la sofferenza.

Fase 2: assemblare

Dopo il primo “shock”, è arrivato il momento di porsi le domande ( anche scomode)e di aprirsi agli altri e  al cambiamento. 

In questa fase è consigliato provare qualcosa di completamente nuovo, un’esperienza mai sperimentata prima, utile per infondervi il coraggio necessario per proseguire.

Fase 3: via il superfluo

Prima di riparare è importante toglier via il superfluo che ci intralcia, fisicamente e mentalmente. Qualunque sia il vostro “eccesso” ( materiale, fisico, mentale) dovete fare spazio, così da vedere con maggior chiarezza. 

Fase 4: riparare

A questo punto è rimasto solo l’essenziale. Il vostro cuore ora è messo a nudo ed è più semplice ricomporlo perché ne riconoscerete  ogni pezzo.

Fase 5: rivelare

E’ questo il momento in cui è necessario raccogliere, anche su un taccuino,  i momenti preziosi della vita che sono l’oro del kintsugi. Potremmo definirlo lo step necessario che vi porterà alla consapevolezza del vostro essere.

Fase 6: esaltare

Sorridete, mostratevi.

Adesso sarete coscienti delle vostre fragilità e del bello che nascondono: come l’oggetto trasformato dall’arte del kintsugi rivela tutto il suo splendore, anche voi vi sentirete completi, un nuovo luminoso puzzle.

 

Oltre alla felicità c’è di più

Come avete letto, la filosofia del Kintsugi, una volta fatta vostra, vi accompagnerà per tutta la vita. 

Questo perché, oltre alla ritrovata consapevolezza della vostra storia, i suoi insegnamenti regalano innumerevoli benefici.

Grazie al Kintsugi imparerai a:

  • dare una seconda vita a ciò che si è rotto;
  • imparare ad accogliere i nostri difetti e imperfezioni;
  • essere più gentili e compassionevoli verso noi stessi e verso gli altri;
  • apprezzare l’unicità di noi stessi e degli altri, ognuno “si ripara” in maniera UNICA
  • sviluppare maggiore empatia verso noi stessi e verso gli altri;
  • imparare a non sprecare i beni materiali;
  • non giudicare le persone esclusivamente alla loro apparenza o alla prima impressione;
  • accettare che il dolore e la sofferenza sono parte della vita;

Che ne dite? Potrebbero essere delle ragioni sufficienti per sperimentare il Kintsugi?

 


 

Questo Articolo vuole contribuire al raggiungimento dell’Obiettivo 03 dell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età.

 

 

 

Anche in Italia è una pratica sempre più amata. Esistono, infatti, tantissimi laboratori specializzati che riescono ad unire l’esperienza pratica a quella teorica e personale. L’artista Chiara Lorenzetti, con i suoi corsi, le sue mostre e i suoi infiniti sorrisi, ne è uno splendido esempio!