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Ipsos Happiness Index 2025: 8 curiosità sulla felicità nel Mondo

Ipsos Happiness Index 2025

L’uomo è un essere vivente che tende alla felicità: la studia, la ricerca, ne analizza il concetto nella sua complessità, lasciandosi affascinare da essa.

Del resto, sono stati molti- e lo sono tuttora- i filosofi, psicologi e scienziati che si sono interrogati su cosa significhi davvero essere felici e se sia possibile misurarne l’andamento.Negli ultimi anni, gli studi sulla felicità si sono moltiplicati, nel tentativo di comprenderne i fattori determinanti, le  influenze sociali e le differenze tra generazioni e culture.

Tra le ricerche più autorevoli e significative c’è l’Ipsos Happiness Index che fornisce una fotografia accurata del benessere in 30 Paesi del mondo. Nato nel 2017 da Ipsos, una delle principali agenzie globali di ricerca di mercato, l’Indice della felicità è stato creato per esplorare non solo la percezione che le persone hanno del proprio star bene, ma anche i fattori che lo determinano.

A differenza del World Happiness Report, l’Ipsos Happiness Index si distingue per un approccio che include una varietà di indicatori psicologici e personali, ponendo l’accento sul benessere mentale, le relazioni sociali e la percezione della propria situazione economica.

In sintesi, se il World Happiness Report si concentra principalmente su indicatori macroeconomici come il PIL pro capite e la qualità della vita, l’Ipsos Happiness Index integra anche riscontri soggettivi e qualitativi, cercando di comprendere le esperienze individuali.

Ipsos Happiness Index 2025: 8 tendenze

Ecco 8 tendenze emerse e che abbiamo selezionato per te!

1. La maggioranza delle persone si dichiara felice

Il dato più sorprendente, forse il più importante: globalmente, il 71% delle persone afferma di essere felice, mentre solo il 29% si considera infelice. Questo è molto positivo, ma esaminando più a fondo, emergono evidenti differenze geografiche e culturali.

Paesi come l’India e i Paesi Bassi segnano livelli altissimi di felicità, rispettivamente per l’88% e l’86% della popolazione, mentre in Ungheria (45%) e Turchia (49%) i risultati sono drasticamente inferiori.

In Italia, nonostante una condizione positiva con il 65% degli italiani che si dichiarano felici, il dato è comunque inferiore rispetto alla media globale, ma segnala un miglioramento in rapporto all’anno precedente.


2. La felicità sta diminuendo a livello globale

Le premesse del punto 1, però nascondono anche delle ombre. Nonostante la maggioranza delle persone si dichiari felice, le percentuali nel lungo periodo mostrano una tendenza preoccupante.

Dal 2011, l’Ipsos monitora i dati globali, e la realtà che emerge è che ben 15 dei 20 paesi studiati dal primo sondaggio hanno visto un declino significativo nel corso degli anni. La Turchia è quella che ha subito il calo più drastico, con un abbassamento di 40 punti, seguita dalla Corea del Sud (-21 pp), dal Canada (-18 pp) e dagli Stati Uniti (-16 pp). In Italia, il calo è stato di 8 punti dal 2011, ma il dato positivo è che, come anticipato, nell’ultimo anno, la percentuale di italiani felici è aumentata dal 58% al 65%, segno di una piccola ma significativa ripresa.

Perché questo declino generale? Beh, nei livelli di felicità mondiali si riflettono in parte le sfide economiche, politiche e sociali che molte nazioni si trovano a fronteggiare.


3. L’età influisce sulla felicità: più si invecchia, più si è felici

Un altro aspetto che emerge dall’indagine è che la felicità tende ad aumentare con l’età. Le persone tra i 60 e i 70 anni si dichiarano infatti le più felici, con una percentuale che arriva al al 76%.  Al contrario, le persone tra i 50 e i 59 anni si collocano tra le più infelici, con risultati significativamente più bassi.

Questo potrebbe essere dovuto al peso delle responsabilità familiari o professionali, o alla percezione di non aver raggiunto le proprie aspirazioni. Tuttavia, con l’avanzare dell’età, si acquisisce una maggiore consapevolezza di sé e una capacità di apprezzare i momenti più semplici e significativi della vita (ciò potrebbe spiegare l’aumento della felicità tra gli over 60).


4. La situazione finanziaria resta la principale causa di infelicità

Sebbene sia scontato che il denaro non compri la felicità, la situazione finanziaria rimane uno dei principali fattori che condizionano il benessere delle persone. Infatti, il 58% degli intervistati ritiene che la difficoltà economica sia una delle cause principali di infelicità, indipendentemente dal reddito o dalla generazione. In Italia, questa percentuale è del 52%, un dato leggermente inferiore ma comunque significativo.

A seguire, altre cause di infelicità sono la solitudine, il non sentirsi amati (27%) e i problemi di salute mentale (26%).


5. Cosa ci rende felici? La famiglia e il sentirsi amati

Se il denaro si conferma come la principale causa di infelicità, le relazioni e il sentirsi amati emergono come le fonti più durature di felicità. Pur restando la famiglia un punto di riferimento fondamentale, i giovani attribuiscono grande valore anche al sentirsi apprezzati, alle relazioni al benessere mentale, a conferma di una crescente attenzione verso l’equilibrio psicologico e la sfera emotiva.


6. Un ottimismo sostenibile: fiducia nel futuro

I problemi ci sono e sono tanti, ma una percentuale significativa della popolazione guarda al futuro con ottimismo, il 53% degli intervistati, infatti, ritiene che la propria qualità della vita migliorerà nei prossimi cinque anni. Questa fiducia è particolarmente forte in Paesi come la Colombia e l’Indonesia, al contrario, in Europa, si procede con più moderazione, senza troppo entusiasmo.

Tuttavia, questo trend suggerisce che, nonostante le difficoltà del presente, molte persone credono nelle possibilità di miglioramento. Sarà merito delle politiche ecologiche, sempre più centrali in questi ultimi anni?


7. Felicità e sostenibilità: una connessione emergente

Sì, la felicità è strettamente legata alla sostenibilità! Un fenomeno interessante, in piena espansione, riguarda la crescente connessione tra sostenibilità ambientale e benessere. Sempre più persone, in particolare Millenials e GenZ, associano la felicità alla possibilità di costruire un futuro più verde e giusto.

La consapevolezza del cambiamento climatico e le preoccupazioni per le disuguaglianze sociali stanno alimentando un movimento che vede nella cura per l’ambiente una chiave per una felicità collettiva più equa e crescente.


8. Le differenze di genere: le donne sono più resilienti alla felicità

Infine, l’indagine ha rivelato che le donne tendono a essere più consapevoli degli uomini nel mantenere il benessere emotivo, soprattutto nelle fasi più avanzate della vita. Infatti, sperimentano un aumento della felicità costante intorno ai 60 anni, mentre gli uomini registrano livelli più alti di felicità tra i 30 anni, seguiti però da un calo nella mezza età.

Una possibile spiegazione? Il gender gap. Non è un mistero, sappiamo quanto possa essere complesso, per una giovane donna, affermarsi senza dover lottare contro stereotipi e discriminazioni. Questa lunga sfida potrebbe essere proprio ciò che, con il tempo, consente di accedere a una forma di felicità più autentica e consapevole.


Se queste sono solo alcune delle evidenze più interessanti dell’anno, ora tocca a noi farne tesoro. Partendo dai nostri viaggi in giro per il mondo, possiamo diventare testimoni di questo cambiamento, contribuire a realizzarlo, renderlo possibile.

Noi, che ci muoviamo “in direzione della felicità”, siamo pronti, e voi?