Essere fermi quando il mondo corre: il Wu Wei ci insegna la felicità
Vigili ma fermi, senza quell’ansia del fare che attraversa le nostre giornate.
Riuscireste a immaginarvi così o è solo utopia?
Beh, in realtà potrebbe essere possibile grazie a un principio filosofico taoista molto conosciuto che prende il nome di Wuwei.
Chi lo pratica non va idealizzato come un intellettuale isolato e apatico nella sua ascesi.
Al contrario, chi segue il Wu Wei riesce ad analizzare la società e, nella sua capacità di sintonizzarsi con l’Universo, raggiunge una felicità che ha il sapore dell’unicità.
Wu Wei: dall’antichità ai giorni nostri
Se una filosofia antica rimane, perdura, si adatta fino ai nostri giorni, è la conferma di quanto sia efficace.
Il Wu Wei, infatti, ha un’origine antica. Ne parla il Dao Dejing, il Libro della Via e della Virtù, la cui stesura risale a circa 2500 anni fa e viene comunemente attribuita a Laozi, uno dei più importanti filosofi cinesi di tutti i tempi.
Secondo il maestro, il wu wei è insito nella natura umana e viene inteso come astensione da ogni azione di rivalsa, rivincita e soprattutto aggressività. Più semplicemente, possiamo definirlo come la chiave per vivere in armonia con l’intero cosmo.
Certo, “il non agire” è difficile da comprendere appieno, soprattutto dalla prospettiva del pensiero occidentale, ma non bisogna intenderlo come un invito a vivere passivamente, trascinandosi in un continuo procrastinare.
Il principio di non-azione, infatti, suggerisce che il miglior modo di affrontare una situazione sia quello di non forzare alcuna soluzione, di lasciare che le cose accadano naturalmente, accettando di essere piccole scintille in un flusso di vite.
La metafora dell’acqua
Trattandosi di una filosofia millenaria, per comprendere a pieno il significato profondo del wu wei, si fa riferimento alla metafora dell’acqua, immagine a cui spesso è associato.
Lo stesso Laozi, nel Dao Dejing, utilizzava questo termine, esaltando la natura umile e arrendevole di un elemento indispensabile per la vita.
L’acqua scorre leggera e si adatta a ogni superficie e conformazione del terreno. Prende senza riluttanza la forma del contenitore in cui viene versata.
Pur non opponendo resistenza, l’acqua ha la capacità di scavare la pietra pazientemente; nel momento propizio sa scatenare una forza incredibile, sa rimanere compatta e si adatta senza fatica a ogni situazione.
Sembra più facile così, no?
Tracce di Wu wei in Occidente
L’abbiamo detto prima: in Occidente risulta difficile accettare un modo di vivere “senza azione”. Tuttavia, il wu wei non è affatto un principio sconosciuto alla nostra cultura.
Gli antichi Greci definirono questo concetto con il nome estasi, da ex-stasi, ovvero “essere al di fuori”, una profonda concentrazione in cui si è in armonia con tutto ciò che ci circonda.
Una “versione moderna”, invece, è quella che più recentemente, nel 1975, lo psicologo ungherese Mihály Csíkszentmihályi definì “essere nel flow”, ovvero uno stato mentale in cui azione e agente diventano una cosa unica.
Il flow è un momento in cui, immersi in un flusso di pensieri, ci facciamo coinvolgere al punto da perdere completamente la cognizione del tempo e non percepiamo alcuno sforzo, né a livello fisico né mentale.
Vivere secondo il wu wei
Vivere seguendo il wu wei richiede una buona dose d’impegno, non è così semplice e immediato, ma portare a termine le proprie attività seguendo questa filosofia può significare svolgerle anche meglio.
Alcuni consigli per coltivarlo ogni giorno:
- Accogliere l’azione senza sforzo
- Agire con naturalezza, senza forzature né resistenze.
- Imitare la metafora dell’acqua, essendo flessibile, persistente e capace di adattarsi, debole in apparenza, ma in grado di superare ogni ostacolo.
- Meditare. La meditazione stessa è sinonimo di non-agire: praticandola nel modo corretto, ci si lascia coinvolgere totalmente dal momento presente.
- Imparare ad aspettare, lasciando che siano le situazioni a rivelarsi.
- Coltivare una mente rilassata. Una persona meno ansiosa, infatti, è più aperta all’intuizione e alla spontaneità.
- Vivere l’arte come espressione spontanea del Qi (energia vitale). Del resto, l’opera si lascia attraversare dal flusso della vita.
- Valorizzare il processo, non solo il risultato. Il gesto creativo è quello che conta, non il prodotto finale, insieme all’armonia con cui viene realizzata.
Che ne dite? Possiamo aggiungere un nuovo tassello alla ricerca della felicità?
Non agire, per agire: sarà questo il nostro nuovo segreto!