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Aghori: cosa ho scoperto tra i guru cannibali di Varanasi

Gli Aghori sono gli asceti più estremi dell’India. Mangiano resti di corpi umani, si cospargono di cenere dei morti, vivono nei luoghi di cremazione. Sulla carta sembrano persone spregevoli: cannibali, coprofagi, necrofili. Sono andato a Varanasi, la città sacra dove gli indù vengono a morire, per incontrarne uno e capire perché si comportano così. Quello che ho scoperto va oltre lo shock: c’è un significato per tutto ciò che fanno. E l’insegnamento che mi porto a casa è uno solo: memento mori. Dobbiamo ricordarci che moriremo.

Chi sono gli Aghori

Gli Aghori sono un movimento estremista di asceti induisti che venerano Shiva, il dio della distruzione. Mangiano tutto quello che un essere umano non mangerebbe mai: spazzatura, feci, urina e persino resti di corpi umani.

Sono convinti che queste pratiche disumane distruggano il loro ego e li aiutino a raggiungere più velocemente il moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni.

È difficile da accettare, lo so. Ma c’è un significato dietro ogni loro gesto. Fanno questi esercizi così estremi perché vogliono pensare a Dio così intensamente da non essere più disturbati da nulla. Neanche dalle azioni più ripugnanti.

È un esercizio estremo, difficile da condividere. Ma interessante da ascoltare.

Varanasi: la città dove si viene a morire

Questo è come si sveglia Varanasi, la città più sacra dell’India. Sono avvolto da gente, rumori, suoni, polvere. Sono soltanto le cinque del mattino e la città già sta esplodendo di vita.

Non è un caso che abbia incontrato subito gli Aghori, perché loro sono il simbolo della vita e della morte. E a Varanasi il punto è proprio quello: la fine e la rinascita.

Gli induisti credono che morire nella città santa li liberi dal ciclo delle reincarnazioni. Quindi è importantissimo per loro morire qui. Le persone vengono da tutta l’India proprio per questo.

Ci sono persino delle case chiamate “le Case della Morte”, dove chi può permetterselo viene a trascorrere i suoi ultimi giorni.

L’hotel della morte

Questa è una delle stanze adibite alle persone che vengono a Varanasi a morire. Hanno però 15 giorni per lasciare il proprio corpo fisico. Se non muoiono entro quei 15 giorni, devono lasciare la stanza a qualcun altro che magari è arrivato dall’altra parte dell’India.

Aspettare la propria ora su queste tavole di legno costa simbolicamente 0,24 euro al giorno. Per evitare favoritismi non vengono neanche accettate donazioni.

Nell’hotel della morte vengono accolte persone di qualsiasi religione. Non è possibile prenotare prima: ci si deve semplicemente presentare, accompagnati da due parenti che aiuteranno il malato nei suoi ultimi giorni di vita.

L’incontro con l’Aghori

È appena arrivato un Aghori, un seguace del dio Shiva.

La cenere che ha addosso è la cenere delle persone cremate sul Gange. Se la pone sul corpo per ricordarsi che il giorno della sua morte arriverà. La barba incolta e i capelli lunghi sono un segno distintivo: gli Aghori non perdono tempo a curarsi nelle piccole cose.

Ha acceso dell’incenso e quando ha preso l’accendino mi è venuto in mente che stesse per accendersi una canna. Fumano tanta marijuana, convinti che li aiuti nella meditazione e nel raggiungere il contatto con Shiva.

Mi ha chiesto un secondo di pausa perché ha bisogno di fumare un chillum. Dice che quella è la sua medicina.

Poi mi ha chiesto se poteva benedirmi con le ceneri in testa. Sembra una cattiva idea, come sempre. Ma lo facciamo lo stesso.

Il fiume Gange: sacro e inquinato

È impattante vedere tutti questi credenti che si immergono in un fiume sacro ma uno dei più inquinati al mondo.

Qui vengono riversate tutte le fognature delle più grandi città dell’India. Tonnellate di cenere di tutte le cremazioni che avvengono ogni giorno. Le industrie buttano prodotti chimici in queste acque.

Eppure le persone credono di doversi immergere almeno una volta nel fiume sacro e berne l’acqua. Lavano i vestiti e si lavano i denti in quest’acqua. Più che acqua santa, è acqua morta.

Sul ciglio della strada ci sono decine di donne che vendono taniche di tutte le dimensioni. I credenti vanno sulle rive del Gange a raccogliere acqua da riportare a casa per i loro cari che non stanno bene. Far bere un goccio del Gange prima di morire è la cosa più importante per loro.

I cortei funebri: celebrare la morte

Sto seguendo questi ragazzi che trasportano un corpo su una lettiga fatta di bambù. Ballano, cantano e suonano i tamburi perché questa persona era anziana. C’è da celebrare una vita lunga, una vita che è stata vissuta.

Sono tutti felici per questa morte. È finita una vita per farne ricominciare un’altra.

Questo invece è un corteo funerario decisamente più sommesso. Dipende tutto dalla vita che ha avuto la persona, se la morte è stata dolorosa, se ha avuto una vita breve.

La differenza tra i due cortei è enorme: uno gioioso e festoso, l’altro silenzioso e raccolto. Ma entrambi celebrano una vita che finisce per farne arrivare un’altra.

Le cremazioni sul Gange

Stanno portando la legna sulle rive del fiume. Qui è un business importante: la vendono alle famiglie delle persone morte che devono essere cremate.

Ma qui c’è il divario economico e sociale. Chi può permetterselo comprerà più legna e la cremazione sarà completa, il corpo verrà sciolto completamente. Chi può permettersene di meno riuscirà a cremare solo parte del corpo. I resti arriveranno dentro al fiume. E verranno raccolti dagli Aghori.

Non è così semplice ottenere lo spazio per cremare un proprio familiare nella città sacra. Prima bisogna riuscire ad avere il consenso dal leader delle cerimonie di cremazione.

Sembra che qui nessuno abbia paura della morte. La rispettano e la celebrano.

La cerimonia dell’Ārti

È ora di tornare a casa e Varanasi ci fa l’ultimo regalo. Sta per iniziare la cerimonia dell’Ārti, la celebrazione del fiume Gange che chiamano la Dea Madre Ganga.

L’elemento principale di questa cerimonia è il fuoco. E sarà uno spettacolo incredibile. Il fuoco simboleggia la luce che scaccia l’oscurità, l’oscurità che arriva quando finisce una vita.

È molto simbolica, soprattutto in luoghi in cui le persone vengono per morire. E dà anche un senso di pace sapere che le persone cremate qui sono morte dove hanno sempre sognato.

Tre lezioni sulla felicità da Varanasi

Memento mori: ricordati che morirai

È il grande insegnamento che mi porto a casa. Dobbiamo ricordarci che moriremo. Forse è un grande regalo per ricordarci che dovremmo dedicare la nostra vita a essere felici, perché altrimenti non l’avremmo vissuta veramente.

La morte non è un tabù

Sono cresciuto in un mondo in cui la morte è qualcosa da nascondere, da temere. Qui invece la celebrano. La rispettano. Nessuno sa cosa succede dopo, ma nella città santa sono tutti convinti che sia un nuovo inizio.

Distruggere l’ego per trovare la libertà

Gli Aghori fanno cose che ci sembrano disumane. Ma il loro obiettivo è uno solo: distruggere l’ego, liberarsi da ogni attaccamento, raggiungere la liberazione. Non dico di imitarli. Ma la domanda resta: quanto del nostro ego ci tiene prigionieri?

Guarda il reportage completo

La città sacra dove gli indù vengono a morire. Gli Aghori che mangiano i resti dei corpi cremati. Le case della morte dove si aspetta la propria ora. Sono andato a Varanasi per capire perché qui nessuno ha paura della morte.

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Domande frequenti sugli Aghori

Chi sono gli Aghori?

Gli Aghori sono un movimento estremista di asceti induisti che venerano Shiva, il dio della distruzione. Praticano rituali estremi come mangiare resti di corpi umani, bere urina e cospargersi di cenere dei morti per distruggere il proprio ego e raggiungere la liberazione spirituale.

Perché gli Aghori mangiano i morti?

Gli Aghori credono che mangiare resti di corpi umani li aiuti a distruggere l’ego e a raggiungere più velocemente il moksha, la liberazione dal ciclo delle reincarnazioni. Per loro, superare il disgusto è un esercizio spirituale estremo per pensare a Dio senza distrazioni.

Cos’è Varanasi?

Varanasi è considerata la città più sacra dell’India. Gli induisti credono che morire qui e essere cremati sulle rive del Gange liberi lo spirito dal ciclo delle reincarnazioni. Ogni anno milioni di persone vengono qui per morire o per immergere le ceneri dei propri cari.

Cosa sono le Case della Morte a Varanasi?

Sono strutture dove le persone in fin di vita possono trascorrere i loro ultimi giorni in attesa della morte. Hanno 15 giorni per morire, altrimenti devono lasciare il posto ad altri. Costa simbolicamente 0,24 euro al giorno e sono aperte a persone di qualsiasi religione.

Perché il Gange è considerato sacro?

Per gli induisti il Gange è una dea vivente, chiamata Ganga. Le sue acque purificano il karma: immergersi nel fiume significa purificarsi spiritualmente. Nonostante sia uno dei fiumi più inquinati al mondo, milioni di credenti continuano a bagnarsi e bere le sue acque.

Riflessione finale

Nessuno sa cosa succede dopo la vita ma nella città santa sono tutti convinti che sia un nuovo inizio da celebrare.

È un grande insegnamento per qualcuno come me, cresciuto in un mondo in cui la morte è un tabù. Mentre invece dovremmo ricordarci che in fondo siamo nati per morire e quindi ogni giorno dovrebbe essere celebrato.

Forse in questa avventura l’insegnamento principale che mi porto a casa è memento mori: dobbiamo ricordarci che moriremo. Forse è un grande regalo per ricordarci che dovremmo dedicare la nostra vita a essere felici. Perché altrimenti non l’avremmo vissuta veramente.

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