Monte Athos: dentro l’unica nazione dove le donne non possono entrare
Il Monte Athos è l’unica nazione al mondo vietata alle donne. Da oltre mille anni questa penisola della Grecia settentrionale è abitata esclusivamente da monaci ortodossi che hanno scelto l’isolamento totale per dedicarsi alla preghiera. Noi di Progetto Happiness siamo riusciti a entrare con uno dei 110 permessi giornalieri rilasciati. Abbiamo incontrato monaci che vivono in povertà, castità e obbedienza. Abbiamo cercato gli eremiti che si nascondono tra le rocce. Poi siamo stati cacciati. Ma proprio quando stavamo per perdere le speranze, un monaco ci ha regalato una lezione sulla felicità che non dimenticheremo: per essere felice, l’essere umano ha bisogno di scegliere una missione.
Cos’è il Monte Athos
Il Monte Athos è una micronazione nascosta in un angolo remoto della Grecia settentrionale. È una delle poche teocrazie esistenti al mondo, dove la sovranità è simbolicamente esercitata da Dio e i monaci sono considerati gli interpreti della volontà divina.
In questa nazione spirituale ci sono venti monasteri. Circa 1.600 monaci provenienti da tutto il mondo professano la fede cristiana ortodossa, scegliendo di isolarsi dai vizi del mondo. Ma soprattutto dalle donne.
Il Monte Athos è l’unica repubblica al mondo in cui le donne non possono entrare, perché considerate una tentazione troppo grande che distrarrebbe i monaci da una vita consacrata a Dio. Persino gli animali di sesso femminile non sono ammessi.
L’accesso è limitato anche agli uomini: vengono rilasciati solo 110 permessi al giorno, di cui appena dieci riservati ai pellegrini non ortodossi. L’unico modo per arrivarci è un vecchio traghetto che, quando il mare è agitato, rende la traversata di due ore un’esperienza tutt’altro che piacevole.
Il Diamonitirion: il passaporto più peculiare al mondo
Siamo appena usciti dall’ufficio passaporti, dove siamo riusciti a ottenere il Diamonitirion: il passaporto più peculiare al mondo. Grazie a questo documento potremo entrare nella Repubblica in cui non sono ammesse le donne.
Stiamo per entrare nel Monte Athos, il regno della castità.
Dopo una traversata bagnata (il mare non era d’accordo con i nostri piani), arriviamo a Caria, la capitale del Monte Athos. Probabilmente una delle capitali più piccole al mondo: qui abitano un centinaio di persone che si occupano della parte burocratica dei monasteri.
Il primo incontro: povertà, castità e obbedienza
Il Monte Athos sembra accoglierci a braccia aperte. Incontriamo subito un monaco che medita intrecciando un komboskini, il rosario ortodosso.
Gli chiedo se sente mai di aver perso qualcosa stando qui.
“No, ho trovato tutto qui. Perché perso?”
Mi spiega la scelta di vita monastica:
“O hai una famiglia o diventi monaco, nella tradizione ortodossa non c’è una via di mezzo. Noi cerchiamo di mantenere la promessa che abbiamo fatto a Gesù Cristo durante il rito della tonsura: povertà, castità e obbedienza. Se hai lo Spirito Santo, non ti manca nulla. Hai tutto. Sei felice. Questa vita dura 80, 90 o 100 anni, mentre nell’aldilà sarà senza fine. Questa vita serve a prepararci per la prossima.”
Tre baci per la Santa Trinità. Questo sì che è il benvenuto perfetto.
Il monastero di Vatopedi
La nostra guida è un monaco rumeno che vive ritirato in una cella da più di dieci anni. I suoi racconti rendono il Monte Athos ancora più affascinante: ci spiega come lui e i suoi fratelli conoscano medicinali miracolosi grazie alla loro profonda conoscenza delle erbe.
“Il mio abate sa molte cose sulle erbe medicinali. Ha trovato un’erba che può curare il cancro. Molte persone che ha aiutato sono guarite.”
Stiamo per arrivare al santo monastero di Vatopedi, uno dei più importanti del Monte. Qui è conservata una delle reliquie più preziose al mondo: il cinturone della Vergine Maria.
Lì dentro il tempo non segue l’orologio moderno, ma quello bizantino: la giornata inizia con il tramonto, per pregare sin dalle prime ore della notte.
Ma le prime impressioni non sono positive. C’è molta riluttanza a parlarci. Pochi monaci vogliono interagire con noi.
Il cimitero dei monaci: la morte è solo una porta
L’unico luogo in cui ci è concesso entrare è il cimitero dei monaci. Forse metaforicamente il più simbolico per comprendere la loro missione.
“Vieni qui quando hai un conflitto interiore, quando hai delle tentazioni. Guardi le lapidi e rifletti: io presto dovrei essere qui, quindi devo stare attento a come vivo la mia vita. È un monito.”
I monaci, dopo la loro morte, vengono sepolti qui. Poi, dopo 3 o 5 anni, le ossa vengono estratte, lavate con vino rosso e olio d’oliva, e conservate in un ossario.
“I nostri padri dicono che alcune persone scelte da Dio hanno una croce sulla testa. Puoi vederla qui, su questo teschio.”
Gli chiedo come si sente in questa stanza.
“Non ho paura. Penso solo che un giorno sarò come questo teschio. La morte è solo una porta. Noi non moriamo: solo il nostro corpo muore. La nostra anima non morirà mai.”
Cacciati dal Monte Athos
Non me lo aspettavo. Siamo stati cacciati dal Monte Athos.
Ci hanno abbandonati al porto, in attesa della prima nave. Abbiamo appena scoperto il motivo: qualcuno ha diffuso tra i monaci informazioni sui nostri video passati. Il reportage sulla comunità transgender, quello sui ladyboys, sugli ebrei ultraortodossi, persino quello sullo yoga.
“Il mio abate ha detto: fermali, lasciali lì e torna a casa. E io devo obbedire.”
Non mi sento arrabbiato. Facciamo questo lavoro da anni. Crediamo che chiunque nel mondo abbia il diritto di condividere la sua visione della felicità. Continueremo a farlo.
Ma non potevamo arrenderci così.
Alla ricerca degli eremiti
Abbiamo deciso di provare a incontrare gli unici monaci che sicuramente non avevano ricevuto quel messaggio: gli eremiti.
Vengono chiamati “eremiti erranti” perché vivono in zone totalmente arroccate sulle montagne, lontani da tutto. L’obiettivo principale di questi eremiti è riuscire a pregare anche mentre dormono: cercano di avere un giaciglio scomodo per rimanere semi coscienti e pregare 24 ore su 24.
Ci sono tante leggende sul Monte. Si parla di dodici eremiti che vivono tra le montagne nudi, invisibili. Un altro, ogni volta che qualcuno trova la sua dimora, la brucia e scappa.
Troviamo una cella vuota. Umilissima: il minimo indispensabile per sopravvivere. Un letto, delle icone religiose, un tavolo. Nessuno.
Non siamo riusciti a incontrare nessun eremita errante.
Il monaco rumeno: la felicità è scegliere una missione
Proprio quando stavamo per perdere le speranze, una chiacchierata con un monaco rumeno ci ha regalato la lezione che cercavamo.
“Ho scelto di seguire questa arte del monachesimo perché siamo in guerra con le forze delle tenebre. Le armi sono la croce, la preghiera, la Parola di Cristo. E come in ogni combattimento devi saper usare queste armi. Il monachesimo la chiamano l’arte delle arti.”
Gli chiedo della vita senza donne.
“Le donne possono essere una distrazione. Dio ci ha creati per accoppiarci: l’uomo piace alla donna, la donna piace all’uomo. Qui dobbiamo pregare incessantemente la Madre di Dio, che è una figura femminile, di darci la forza di lottare contro questi spiriti delle tenebre che spingono ai piaceri della carne. Questa lotta con la carne non è facile, però non è impossibile. Con l’aiuto di Dio si può fare. Sono undici anni che sono qui. La prima volta che ho visto una donna è stata dopo sei anni.”
Gli chiedo cos’è per lui la felicità.
“Ho capito che non esiste la felicità piena in questo mondo. Esiste a tratti. In questa vita, la felicità è mischiata con la tristezza. Nello stesso giorno del tuo compleanno ti muore il cane, e non sai se essere felice o triste. La vita in verità è la croce. È un dono. Tutti dobbiamo prenderci la nostra croce e fare quello a cui siamo chiamati.”
Tre lezioni sulla felicità dal Monte Athos
Per essere felici serve una missione
I monaci del Monte Athos hanno scelto di dedicare la loro vita a Dio, rinunciando a tutti i piaceri terreni. Un sacrificio che rende la loro vita un continuo atto d’amore. È affascinante riflettere su come ogni vita sia plasmata da ciò in cui decidiamo di mettere il nostro cuore.
La morte è solo una porta
Per i monaci, questa vita è solo una preparazione per la prossima. La morte non è la fine: è un passaggio. Questa consapevolezza li rende sorprendentemente sereni di fronte ai teschi dei loro predecessori.
La felicità piena non esiste in questo mondo
La felicità, qui, è mischiata con la tristezza. Arriva a tratti, come un dono. E forse accettare questa verità è il primo passo per smettere di rincorrere qualcosa di irraggiungibile.
Guarda il reportage completo
L’unica nazione al mondo vietata alle donne. Venti monasteri, 1.600 monaci, eremiti che si nascondono tra le rocce. Siamo entrati nel Monte Athos per capire cosa spinge questi uomini a rinunciare a tutto. Poi siamo stati cacciati. Ma abbiamo trovato comunque quello che cercavamo.
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Domande frequenti sul Monte Athos
Cos’è il Monte Athos?
Il Monte Athos è una penisola della Grecia settentrionale che costituisce una repubblica monastica autonoma. È abitata da circa 1.600 monaci ortodossi distribuiti in venti monasteri. È considerato uno dei luoghi più sacri del cristianesimo ortodosso.
Perché le donne non possono entrare nel Monte Athos?
Le donne sono vietate dal Monte Athos da oltre mille anni perché considerate una tentazione che distrarrebbe i monaci dalla vita consacrata a Dio. Il divieto si estende anche agli animali di sesso femminile. Il Monte è chiamato “il giardino della Madre di Dio”.
Come si entra nel Monte Athos?
Per entrare serve il Diamonitirion, un permesso speciale. Vengono rilasciati solo 110 permessi al giorno, di cui appena 10 per i non ortodossi. Bisogna prenotare con largo anticipo e raggiungere il Monte con un traghetto da Ouranoupolis.
Chi sono gli eremiti del Monte Athos?
Gli eremiti sono monaci che scelgono di vivere in totale isolamento, in celle sparse tra le montagne. Alcuni cercano di pregare 24 ore su 24, anche durante il sonno. Vivono con il minimo indispensabile e raramente parlano con i visitatori.
Cosa fanno i monaci del Monte Athos?
I monaci dedicano la loro vita alla preghiera, seguendo l’orario bizantino (la giornata inizia al tramonto). Vivono secondo i voti di povertà, castità e obbedienza. Alcuni coltivano erbe medicinali, altri producono icone religiose o vino.
Riflessione finale
La ricerca della felicità non è sempre facile. Può anche spaventare, specialmente in un luogo recluso come questo. Ma i monaci del Monte Athos, anche se indirettamente, mi hanno regalato un nuovo ingrediente della felicità: per essere felice, l’essere umano ha bisogno di scegliere una missione.
I monaci qui hanno scelto di dedicare la loro missione a Dio, rinunciando a tutti i piaceri terreni. Un sacrificio che rende la loro vita un continuo atto d’amore.
È affascinante riflettere su come ogni vita sulla terra sia plasmata da ciò in cui decidiamo di mettere il nostro cuore: che sia nelle relazioni, nelle ambizioni o nella fede.
Tu, quale missione hai scelto per la tua vita?
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